di mia madre
non chiedermi perche' l'insondabile occhio che mi guarda equivalga al catino in cui mi specchio pettinandomi all'alba quando m'immergo nel discorso inconcludente di mia madre ho trascritto le sue labbra e rievocato la voce della significanza come un occhio che fissa o un dito puntato d' un dio d'un gendarme sebbene stia qui tra un ruscelletto e due sassi angelici e per quanto fraintesa pure mi delizia il ricordo di quelle quattro o cinque strofe ch'io ebbi a ponderare come loro unica giudice e dal catino si rovesciano le acque della bellezza putride e un uomo con voce baritonale canta ma senza strazio e senza colpa storica come una nenia insaziata un grido senza fede e senza speranza ma volendo molto amare e grandemente giustificare la propria esistenza pagando non più di tre centesimi al mese ma, dov'e' mia madre? mi sembrava d'averla lasciata seduta quieta in giardino nella sua vestaglietta da casa a fiori azzurra che tardamente difendeva le sue tasche e con fiera risolutezza d'orfana spezzava le coerenze altrui ma senza disappunto ah, eccola laggiu' dove credevo fosse. malgrado la morte malgrado il silenzio imposto dalla condizione marmorea vedi come alza verso di me lo sguardo celeste del volto lacerato sorride, stringe a cuore le labbra come a baciare l'aria. copyright 2001 Erminia Passannanti
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